Diario di Bordo: Venerdì

Come prima cosa anche oggi abbiamo fatto gli aggiornamenti di sistema tramite cachyOS-update. Subito dopo abbiamo installato Docker e Compose, ovvero due sistemi di containerizzazione che si differenziano tra loro per il semplice motivo che Compose può gestire più container assieme tramite un file con estensione .yml. Vista la nostra curiosità ci siamo informati e abbiamo capito la differenza fondamentale tra Docker e Podman:

Docker: ha sempre bisogno di un demone root che deve rimanere costantemente acceso.
Podman: non ha bisogno del demone root perché ogni container gira indipendentemente, risultando così più sicuro.

Tramite il comando scritto sul terminale “docker ps” siamo riusciti a vedere tutti i container che erano attualmente in esecuzione. Per semplificarci la vita ed evitare di dover scrivere ogni volta il comando sudo prima di poter digitare il comando effettivo, abbiamo registrato il nostro account al gruppo di sicurezza di Docker; inoltre, per risparmiare tempo, abbiamo eseguito il comando “newgrp docker” sul terminale per poter abilitare il nuovo gruppo senza il bisogno di effettuare il logout e di nuovo il login.

Abbiamo scoperto quali sono i 4 flag più importanti di un'infrastruttura implementata e a cosa servono:

-p: serve per collegare una porta del computer all’esterno.
-v: serve a collegare una cartella host a un container (volumi).
-e: serve a passare variabili di configurazione e di ambiente.
-m: serve a limitare la memoria RAM utilizzabile da un singolo container.

Utilizzando Portainer abbiamo scoperto che si possono chiudere o sospendere le applicazioni in utilizzo o vederne i log in tempo reale semplicemente dall'area locale dell'interfaccia.

Focus Tecnico: Perché containerizzare un servizio aziendale (o un videogioco) è immensamente superiore all'installazione locale sul Sistema Ospite?

Containerizzare un servizio è superiore perché isola completamente l’applicazione dal sistema host, evitando conflitti tra dipendenze. È una soluzione altamente portabile: funziona ovunque nello stesso identico modo, senza richiedere configurazioni aggiuntive. In caso di problemi o crash, il servizio si ripristina in pochi secondi, mentre un’installazione locale tradizionale richiederebbe ore di configurazione. Infine, le risorse hardware sono controllate dettagliatamente e la gestione sistemistica generale è nettamente più semplice e scalabile.

Nelle ultime ore della giornata abbiamo deciso come al solito di dare spazio alla nostra curiosità provando a installare ancora cose nuove e modificando quelle già configurate:

INSTALLAZIONE GNOME: abbiamo deciso di installare un’altra interfaccia grafica, completamente diversa da tutte le altre provate in settimana. Abbiamo optato per GNOME, che rende il layout del computer molto più simile a quello di un vero e proprio tablet.
ABBELLIMENTI CON TWEAKS: abbiamo personalizzato il tema a nostro piacimento rendendolo molto più gradevole tramite l'app Tweaks, cambiando anche il font di sistema delle scritte.
INSTALLAZIONE POP SHELL: abbiamo installato Pop Shell, un’estensione specifica per GNOME che permette la gestione automatica delle finestre a tile; in questo modo le finestre si affiancano da sole tra di loro nello spazio disponibile, senza mai sovrapporsi.